CONFINI. MASSOLINO (PAT-CIV): SU CONTROLLI SOLO PROPAGANDA POLITICA
(ACON) Trieste, 10 giu - "Dall'assessore Roberti abbiamo avuto
la conferma che la destra intende far diventare i controlli alla
frontiera italo-slovena una misura permanente senza che ne
sussistano i presupposti straordinari previsti dal diritto
europeo e senza che vi siano evidenze della loro efficacia". Così
la consigliera Giulia Massolino del Gruppo consiliare Patto per
l'Autonomia-Civica FVG replica, in una nota, alla risposta avuta
in Consiglio regionale alla sua interrogazione sui costi e le
motivazioni del ripristino dei controlli alla frontiera.
"La Giunta - prosegue Massolino - ha dichiarato di non conoscere
i costi di questa operazione che, tra proroghe e rinnovi, è in
corso dall'ottobre 2023, ma di essere invece informata sui
risultati ottenuti: 280 arresti per traffico di esseri umani.
Un'operazione in corso da quasi tre anni e che costa alle casse
dello Stato 20 milioni (secondo quanto riportato dalla stampa nei
giorni scorsi) ha, di fatto, portato soltanto a questo risultato,
un dato peraltro in linea con quelli prima del 2023 e quindi non
riconducibile al ripristino dei controlli. I numeri degli arrivi
invece non sono certi, in quanto, come denunciato da Openpolis,
il Ministero dell'Interno non pubblica un monitoraggio
sistematico, a differenza di quanto avviene per gli sbarchi".
Secondo la consigliera "quel che è evidente è che i controlli non
fermano la rotta balcanica, la rendono solo più invisibile e
quindi insicura. E, infatti, gli stessi promotori della misura
continuano quotidianamente a descrivere un'emergenza irrisolta,
ammettendo implicitamente che quei controlli non stanno
raggiungendo gli obiettivi da loro perseguiti. E neanche
potrebbero fermarla, dato che sono presidiati solo 13 dei 57
valichi lungo gli oltre 200 chilometri di confine".
"Siamo di fronte a una misura simbolica e propagandistica che
però, oltre a essere costosa, sottrae anche risorse umane ad
attività che inciderebbero realmente sulla sicurezza delle nostre
comunità, deviando 341 unità dal presidio del territorio. Il
tutto - aggiunge Massolino - mentre lavoratrici e lavoratori
transfrontalieri soffrono inutili rallentamenti".
"Il Regolamento Schengen considera il ripristino dei controlli
alle frontiere interne una misura eccezionale, di extrema ratio,
da utilizzare solo in presenza di minacce gravi e concrete alla
sicurezza interna. Non uno strumento ordinario di gestione dei
fenomeni migratori. Non uno slogan politico. Non un messaggio da
mandare all'elettorato - conclude Massolino -. Per questo la
richiesta della Commissione europea di porre fine a questi
controlli non può essere liquidata con superficialità. È il
richiamo al rispetto di regole che l'Italia ha contribuito a
costruire e che tutti gli Stati membri sono tenuti ad osservare.
Perché qui non stiamo discutendo soltanto di qualche posto di
blocco. Stiamo discutendo dell'idea stessa di Europa. Di quel
sogno europeo che ha trasformato confini che per secoli hanno
diviso, separato e prodotto conflitti in luoghi di incontro e di
libertà. Difendere Schengen significa difendere una delle
conquiste più concrete e più preziose dell'integrazione europea.
E noi non accetteremo che venga sacrificata sull'altare della
propaganda".
ACON/COM/aa